Mi sono sempre comportata da grande peccatrice e non mi sono mai pentita. Non vado in chiesa a mormorare, d'altra parte le chiese sono sempre vuote. Non prego. Ma credo che Dio sia qui con me. Ne avverto la presenza, annuso il suo odore, sento dentro di me la pace divina. Due cose sopra tutte mi convincono dell' esistenza di Dio: che non sono padrona delle mie volontà e che l' Oceano Pacifico non possono averlo creato gli scienziati. Mi basta questo. Nego l' aldilà e la resurrezione. Se guardo tutto ciò di meraviglioso che Dio ha creato su questo terra, come posso credere che mi regali anche il paradiso? Sarà per questo motivo che non penso mai alla morte. A meno che non sia già morta.
Avevo 16 o 17 anni quando scoprii Alda Merini, su un articolo de la Repubblica in cui il titolone la definiva la poetessa pazza (figurati) e poi c'erano riportate qua e la sulla pagina alcune sue frasi. Tipo: Celentano dice che sono una vecchietta, pensi a quella grassona della moglie piuttosto, e altre chicche cosi. E cosi era l'Alda nazionale. Sincera fino al grottesco. Ogni volta che appariva in televisione, con quel suo faccione da nonna buona, quei capelli spettinati e sporchi, quegli abiti e quei cappelli dismessi, bucava lo schermo, ti rapiva, ti faceva suo. Non importava che recitasse una poesia o che parlasse a vanvera: ti catturava e basta. Per questo era amata anche da chi di poesia non ne aveva mai sentito parlare.
Sui suoi anni in manicomio ci giocava, ne parlava fino all'esagerazione. Anni duri, senza dubbio, ma Alda aveva capito che paesotto e' l'Italia a volte. Puoi scrivere meravigliose poesie e nessuno ti conosce, oppure vai in televisione, parli di manicomio, e diventi un'eroina nazionale. E partono i cliche'. La poetessa pazza, la poesia dei pazzi, la pazza che scrive.
La Merini non era pazza: pochi, come lei, hanno saputo scavare rivoltare tirare fuori e mostrare l'anima dell'essere umano, per questo e' considerata una dei piu' grandi poeti del Novecento. Raramente scrivera su carta. Chiamava, e dettava, le sue poesie, a quei pochissimi che avevano la fortuna di essere suoi amici.
Poi, sul suo appartamento disordinato, sui suoi tentativi di suicidio, sulle sue love stories con preti poeti uomini sposati, si e' detto tutto e il contrario di tutto. Poco importa. Adesso verranno pubblicate le sue poesie inedite, le librerie saranno invase da cofanetti natalizi e improvvisamente tutti ameranno la Merini, tutti l'avranno conosciuta e aiutata e amata. Siamo in Italia, ahinoi. A chi l'ha amata veramente rimane nella testa quella voce roca da ottanta sigarette al giorno, che magari recita la poesia piu' bella che sia mai stata scritta, la Terra Santa.

Avevo 16 o 17 anni quando scoprii Alda Merini, su un articolo de la Repubblica in cui il titolone la definiva la poetessa pazza (figurati) e poi c'erano riportate qua e la sulla pagina alcune sue frasi. Tipo: Celentano dice che sono una vecchietta, pensi a quella grassona della moglie piuttosto, e altre chicche cosi. E cosi era l'Alda nazionale. Sincera fino al grottesco. Ogni volta che appariva in televisione, con quel suo faccione da nonna buona, quei capelli spettinati e sporchi, quegli abiti e quei cappelli dismessi, bucava lo schermo, ti rapiva, ti faceva suo. Non importava che recitasse una poesia o che parlasse a vanvera: ti catturava e basta. Per questo era amata anche da chi di poesia non ne aveva mai sentito parlare.
Sui suoi anni in manicomio ci giocava, ne parlava fino all'esagerazione. Anni duri, senza dubbio, ma Alda aveva capito che paesotto e' l'Italia a volte. Puoi scrivere meravigliose poesie e nessuno ti conosce, oppure vai in televisione, parli di manicomio, e diventi un'eroina nazionale. E partono i cliche'. La poetessa pazza, la poesia dei pazzi, la pazza che scrive.
La Merini non era pazza: pochi, come lei, hanno saputo scavare rivoltare tirare fuori e mostrare l'anima dell'essere umano, per questo e' considerata una dei piu' grandi poeti del Novecento. Raramente scrivera su carta. Chiamava, e dettava, le sue poesie, a quei pochissimi che avevano la fortuna di essere suoi amici.
Poi, sul suo appartamento disordinato, sui suoi tentativi di suicidio, sulle sue love stories con preti poeti uomini sposati, si e' detto tutto e il contrario di tutto. Poco importa. Adesso verranno pubblicate le sue poesie inedite, le librerie saranno invase da cofanetti natalizi e improvvisamente tutti ameranno la Merini, tutti l'avranno conosciuta e aiutata e amata. Siamo in Italia, ahinoi. A chi l'ha amata veramente rimane nella testa quella voce roca da ottanta sigarette al giorno, che magari recita la poesia piu' bella che sia mai stata scritta, la Terra Santa.



